«Rinuncia vuol dire felicità»

 

Peace Times 14

di Lama Michel

La rinuncia è l’unico modo per ottenere la vera felicità.

Per prima cosa dobbiamo imparare a riconoscere la sofferenza nella vita quotidiana, rimuovendo i difetti mentali come la rabbia, la gelosia, l’orgoglio o l’attaccamento. Questa attitudine ci aiuterà a non soffrire e ad avere una buona qualità di vita. Sicuramente sperimenteremo felicità. Ma in realtà dovremmo cominciare ad estendere il nostro pensiero alle prossime vite.

Se ci preoccupiamo di accumulare azioni positive solo per ottenere una bella rinascita in una bella famiglia, molto ricca, con una bella casa, in una fantastica città... non elimineremo la nostra sofferenza totale.

Dovremmo sviluppare una motivazione così forte da pensare: «Voglio uscire dal Samsara, da questo ciclo di nascite e rinascite». Questo è un altro livello di rinuncia, che taglia completamente tutti i tipi di difetti mentali.

Ma c’è ancora un livello di rinuncia, quella all’illuminazione. Secondo la filosofia buddista, una volta raggiunto da illuminati le Terre pure si pensa: «Finalmente non soffro più... ma gli altri?». Per questo, i buddisti pregano così: «Fino a quando tutti gli esseri senzienti non avranno raggiunto l’illuminazione svilupperò il desiderio di ritornare sulla terra per aiutarli». Rinunciando, dunque, alla propria illuminazione sviluppiamo la vera motivazione di aiutare gli altri. In sanscrito, compassione si traduce “karuna”, cioè tagliare la felicità. Sviluppando vera compassione desideriamo la fine della sofferenza non solo per noi stessi. Se meditiamo attentamente su queste piccole cose, un giorno potremo essere veramente felici.

(a cura di Tiziana Ciasullo)

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